La situazione africana dei diritti umani nel nuovo rapporto di Amnesty International

La situazione africana dei diritti umani nel nuovo rapporto di Amnesty International

Amnesty International ha recentemente presentato il suo tradizionale Rapporto sui Diritti Umani nel Mondo, una battaglia difficile, come quella delle ingiustizie planetarie. Diritti Umani e Ingiustizie sono la faccia della stessa medaglia, quella di un sistema mondiale iniquo, di una globalizzazione a senso unico che sfrutta a piacimento l’umanità, con governi compiacenti, dittature militari, terroristi della peggiore specie.  Il bilancio presentato da Amnesty International, non ci conforta.

Settanta anni fa ci fu la Dichiarazione universale dei diritti umani.  Ancora oggi, questi diritti non sono universalmente applicati, non sono scontati e, per questo, hanno bisogno di una costante attenzione e impegno da parte di ciascuno di noi a denunciare soprusi e abusi, a lottare  e pretendere il rispetto delle persone, della vita di quanti sono incarcerati, torturati solo per avere espresso opinioni o preteso il rispetto della loro vita, della loro dignità.

Il rapporto è pubblicato, in Italia, da Infinito Edizioni.

Introduciamo il capitolo riservato all’Africa dei movimenti, delle proteste che hanno accompagnato le richieste di cambiamento in molti dei 54 Paesi che costituiscono il continente africano.

Nell’Africa Subshariana le violenze e la repressione si sono  accanite contro i movimenti di protesta. L’ultimo, in ordine cronologico ieri 26 febbraio a Kinshasa, nella RDC, dove la protesta promossa dalle Chiese, per chiedere il ristabilimento della democrazia, è stata violentemente repressa con almeno due morti , decine di feriti e cento arresti. Accanto a questo, continua l’implacabile violenza contro i civili che diventano i principali bersagli dei conflitti che non conosco, a causa dell’immobilità della politica, una soluzione.

La pubblicazione è disponibile anche nella Biblioteca dell’Africa di Udine, in Via Cesare Battisti 7/a

REPRESSIONE DEL DISSENSO

Giro di vite sulle proteste

In oltre 20 paesi, le autorità hanno negato alle persone il diritto di protestare pacificamente, anche attraverso divieti illegali, uso eccessivo della forza, vessazioni e arresti arbitrari. Il diritto alla libertà di riunione era l’eccezione più che la regola.

In Angola, Ciad, Repubblica Democratica del Congo (Democratic Republic of the Congo – Drc), Etiopia, Sudan, Togo, così come in altri paesi, le autorità hanno adottato misure legislative, amministrative e di altro tipo, allo scopo d’imporre restrizioni e divieti alle proteste pacifiche.

Attacchi a difensori dei diritti umani, giornalisti e attivisti d’opposizione

La diffusa repressione del dissenso si è inoltre manifestata attraverso attacchi contro difensori dei diritti umani, organizzazioni della società civile, giornalisti e blogger.

In Camerun, attivisti della società civile, giornalisti, sindacalisti e insegnanti sono stati arbitrariamente arrestati e, in alcuni casi, processati davanti a tribunali militari. Il governo ha vietato le attività di partiti politici e organizzazioni della società civile. Molti sono rimasti in detenzione in relazione a imputazioni pretestuose in materia di sicurezza nazionale.

Adozione di leggi regressive e riduzione dello spazio politico

Alcuni governi hanno adottato nuove leggi con l’obiettivo di limitare le attività dei difensori dei diritti umani, dei giornalisti e dei loro oppositori.

Il parlamento dell’Angola ha adottato cinque progetti di legge, che contenevano disposizioni che limitavano la libertà d’espressione e che istituivano un organo regolamentatore dotato di ampi poteri di vigilanza sugli organi d’informazione.

Libertà dei mezzi d’informazione

In almeno 30 paesi, vale a dire oltre la metà degli stati monitorati, la libertà degli organi d’informazione è stata ridotta e i giornalisti sono incorsi in azioni giudiziarie.

L’uso improprio del sistema giudiziario per ridurre al silenzio il dissenso è stato una prassi abituale in Angola, dove il governo è ricorso alle leggi contro la diffamazione, specialmente per colpire giornalisti e accademici.

Repressione politica e violazioni nel contesto delle elezioni

Paura, intimidazione e violenza hanno caratterizzato le elezioni presidenziali in Kenya. La polizia è intervenuta dopo il voto facendo uso eccessivo della forza contro i manifestanti dell’opposizione, causando decine di morti, 33 dei quali sono deceduti sotto i proiettili sparati dagli agenti.

CONFLITTO ARMATO E VIOLENZA

Nonostante la diversa natura e intensità dei conflitti che hanno attraversato l’Africa, questi sono stati generalmente caratterizzati da gravi violazioni dei diritti umani e violazioni del diritto internazionale umanitario, compresi atti che si sono configurati come crimini di diritto internazionale.

Violazioni da parte di gruppi armati

Gruppi armati, tra cui al-Shabaab e Boko haram, hanno perpetrato abusi e attacchi contro i civili in paesi come Camerun, Car, Drc, Mali, Niger, Nigeria e Somalia. In alcuni casi, gli attacchi si sono configurati come gravi abusi del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani.

TORTURA E ALTRI MALTRATTAMENTI

Durante l’anno sono stati documentati casi di tortura e altri maltrattamenti in diversi paesi della regione, tra cui Burkina Faso, Camerun, Eritrea, Etiopia, Mauritania, Nigeria e Sudan.

PERSONE IN MOVIMENTO

Il protrarsi dei conflitti, accompagnato da ricorrenti crisi umanitarie e persistenti violazioni dei diritti umani, ha costretto milioni di persone a fuggire dalle loro case in cerca di protezione. Rifugiati e migranti hanno dovuto affrontare dilaganti abusi e violazioni. I milioni di rifugiati ospitati dai paesi africani non sono stati adeguatamente aiutati dalla comunità internazionale.

IMPUNITÀ

L’incapacità di assicurare giustizia e riparazione per le vittime, oltre che di accertare le responsabilità dei sospetti perpetratori, è rimasta un nodo cruciale per le violazioni dei diritti umani e gli abusi compiuti nei diversi contesti e paesi della regione.

Corte penale internazionale

A ottobre, il Burundi è diventato il primo stato parte a recedere dallo Statuto di Roma dell’Icc. Ciononostante, a novembre, la Camera preprocessuale ha annunciato la decisione di autorizzare la procuratrice dell’Icc ad aprire un’indagine sui crimini che rientravano nella giurisdizione della Corte, che sarebbero stati commessi in Burundi o da cittadini burundesi al di fuori del territorio nazionale, tra aprile 2015 e ottobre 2017.

DISCRIMINAZIONE ED EMARGINAZIONE

In vari paesi della regione sono persistiti fenomeni di discriminazioneemarginazione e abusi nei confronti di donne e ragazze, spesso derivanti da tradizioni culturali e istituzionalizzati da leggi inique. Donne e ragazze sono state vittime di stupri e altra violenza sessuale, anche nel contesto dei conflitti e in paesi con un elevato flusso di rifugiati e sfollati interni.

Diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate

Le persone Lgbti hanno affrontato discriminazioni, azioni giudiziarie, vessazioni e violenza, in paesi come Senegal, Ghana, Malawi e Nigeria.

DIRITTO ALL’ALLOGGIO E SGOMBERI FORZATI

In un contesto di crescente urbanizzazione, disoccupazione, povertà e disuguaglianza, molti paesi non hanno provveduto ad assicurare il diritto a un alloggio accessibile, economicamente sostenibile e abitabile.

RESPONSABILITÀ SOCIALE DELLE IMPRESE

Nella Drc, bambini e adulti hanno rischiato la vita e la salute lavorando nelle miniere di cobalto per un dollaro al giorno. In Sudafrica, la Lonmin Plc, un gigante mondiale del platino con sede nel Regno Unito, ha lasciato che la sua forza lavoro abitasse in condizioni squallide a Marikana, nonostante avesse preso impegni legalmente vincolanti oltre 10 anni prima per la costruzione di 5.500 nuove case per i minatori.

GUARDANDO AVANTI

Se da un lato il 2017 è stato testimone del protrarsi di sfide, in alcuni casi ancor più gravi, per la situazione dei diritti umani in Africa, ha anche offerto speranze e opportunità di cambiamento. Le innumerevoli persone che in tutta la regione hanno levato la loro voce per chiedere il rispetto dei diritti umanigiustizia e dignità, spesso a rischio della loro stessa vita o libertà sono state una fonte fondamentale di speranza.