L’arte digitale africana gode di buona salute

L'arte digitale africana gode di buona salute

In Africa l’arte digitale, secondo la fondatrice e direttrice di Trias Culture, Maria Luisa Angulo , apre nuove brecce di comunicazione artistica. Maria Luisa Angulo, alla testa dell’istituzione culturale nata  nel 2008 a Dakar promuove l’uso delle tecnologie digitali a  servizio della creazione artistica e per  lo sviluppo del business creativo nel continente.

Nel corso della conversazione la Angulo ci spiega  che “Lavoriamo principalmente in due aree, una è la produzione artistica che consiste nel proporre agli artisti workshop di sperimentazione con diversi dispositivi digitali. Il secondo ruota attorno all’economia creativa. Ovvero, formazione all’imprenditorialità culturale, ma sempre incentrata sull’integrazione delle tecnologie digitali nei processi di creazione e gestione, dove aspetti quali l’e-marketing e la comunicazione sono indirizzati dai social network, il mondo dell’open source con accesso a licenze libere,  ad esempio la reputazione gratuita o l’e-reputation. ” In breve, oltre a stimolare la capacità creativa degli artisti contemporanei, esponendoli alle nuove tecnologie digitali, videocamere o qualsiasi altro tipo di dispositivo, Trias Culture fa in modo che tutto questo aspetto creativo sia professionalizzato.

Kia Henda (angola)

Dopo anni di formazione e motivazione per la nuova generazione di artisti digitali africani, Angulo ha pensato che fosse possibile compiere un ulteriore passo avanti e nel giugno 2017 ha lanciato il primo Africa Artbox Award. La chiamata è arrivata in tutti i paesi africani grazie all’aiuto dell’Ambasciata di Spagna a Dakar e di varie controparti regionali e internazionali. Ciò ha portato alla partecipazione di 150 artisti provenienti da 26 paesi.

Con questa chiamata “ci siamo resi conto che gli artisti africani digitali stanno producendo molto, tuttavia non ci sono ancora spazi per rendere visibili questi lavori”, dice la promoter che  sottolinea la necessità di uno spazio comune in cui gli artisti si incontrino e si riconoscano reciprocamente come tali “Perché di solito sei in contatto con la tecnologia, sei un’artista, inizi a sperimentare, ma non ti riconosci necessariamente come artista digitale, ma quando partecipi a eventi del genere, a mostre d’arte digitali, ti riconosci.”

Eddy Kamuangallunga

Quando la Trias Culture iniziò il suo viaggio a Dakar, a causa delle limitate risorse umane locali,  ha dovuto attingere ai tecnici europei e canadesi. “Con questi artisti invitati, durante i primi workshop sulla creazione digitale organizzati a Dakar, abbiamo anche offerto lezioni tecniche con alcuni dei programmi utilizzati nella creazione, per ottenere più capacità e conoscenze tecniche locali”.

Ora questa situazione si è evoluta: negli ultimi workshop, organizzati a dicembre 2017 durante il meeting Africa Artbox, con l’eccezione di due artisti canadesi, tutti i formatori erano locali. Questi dati servono a confermare che il panorama dell’arte digitale è cambiato molto in Africa. “Ora vediamo, per esempio, più installazioni, più video art, opere interattive, video mapping”, dice Angulo. E osserva che l’Africa anglofona si trova in una dinamica molto più forte dell’Africa francofona, in particolare in Sud Africa, Kenya e Nigeria.

Il sudafricano Nathan Gates è stato il vincitore del primo Artbox Prize, che consisteva in una residenza di creazione in Plataforma Bogotá. Durante la sua permanenza nella capitale colombiana, fino a metà giugno, l’artista ha avuto l’opportunità di produrre il proprio progetto. Per questo, non solo ha uno spazio di lavoro, ma ha anche a disposizione di un team di professionisti per aiutarlo  in questo processo, e con la  possibilità di condurre laboratori e collaborazione con artisti locali.

Ora Trias Culture e FCAT si sono uniti per lanciare il secondo bando per il premio, che questa volta ruoterà attorno al tema dello Stretto. “Tarifa-Tangeri, quello spazio di confine separato da soli 14 chilometri, la sua storia, la sua carica simbolica; quegli spazi vicini ma impossibili che condizionano il modo in cui l’Africa e l’Europa si riconoscono. Inviteremo artisti africani che vivono nel continente, così come spagnoli e africani che vivono in Spagna a riflettere su questa realtà “, dice Angulo.

Africa art Box; foto di Javies Acebal

Il risultato del concorso sarà annunciato durante il prossimo FCAT che si terrà dal 26 aprile al 4 maggio 2019. Le opere vincitrici e finaliste saranno integrate nella collezione d’arte digitale africana ed esposte in diversi luoghi in Africa e all’estero. Con questo, Africa Artbox cerca di diventare una vetrina che mostra come l’arte digitale si evolve nel continente, perché non c’è dubbio che continuerà a cambiare poiché è una disciplina in cui tutto sta andando molto veloce. La Angulo è convinta che a poco a poco l’arte digitale che viene creata in Africa, e nei paesi del sud in generale, troverà la sua nicchia. Ecco perché è necessario non perdere il ritmo, continuare a innovare, sperimentare e essere presenti nelle grandi feste, in modo che ogni giorno diventi più visibile.

 

Libera traduzione di Time For Africa da “El Pais”