Kamel Daoud: La prefazione del negro

Kamel Daoud: La prefazione del negro

Kamel Daoud – La prefazione del negro

Edizioni Casagrande, 2013, 144 pagine, 14,00 €
Ora disponibile presso la Biblioteca dell’Africa

Qui di seguito un estratto della recensione di Giulia De Martino di Scritti d’Africa (www.scridafrica.it):

“Daoud sceglie una modalità narrativa  inusuale e controcorrente, ma ha voglia di parlare lo stesso di educazione sessuale, di intolleranza religiosa, di sogni e frustrazioni dell’uomo arabo contemporaneo, specificatamente nella variabile algerina, dei cliché entro i quali è costretto a vivere dagli occidentali.
Ma per gli algerini c’è un problema in più: non solo il rapporto con la tradizione religiosa e quella degli antenati ma anche quello  della falsificazione della storia, operata in primis dai colonizzatori, ma proseguita alla grande con la generazione che ha combattuto sì nella Resistenza, ma per diventare uno squalo insaziabile poi, perpetuando nella popolazione una perenne condizione di infantilità, unita a tratti depressivi e fatalisti.
Per l’autore, gli algerini non credono in se stessi, tanto sono abituati a non pensare con la propria testa e a stare con la schiena curva, preda dei politici al potere e degli islamici contemporaneamente. C’è in atto una volontà di dimenticare il passato, ma questo li riacchiappa sempre: sia quelli che coscientemente mistificano il passato’ eroico e glorioso’  e si riempiono retoricamente la bocca di parole ormai svuotate di reale significato, sia quelli che semplicemente vogliono scappare perché non ne possono più.
Tutto questo si diluisce in quattro racconti. Il primo è quello  di un  corridore fondista alle ultime Olimpiadi di Atene: all’inizio l’atleta corre senza obiettivi precisi, forse fugge da un paese inaridito e ormai inospitale,come corrono i poveri inseguendo il benessere, non vuole contare sulla memoria, tuttavia  mano a mano che i ricordi affiorano la memoria riprende i suoi diritti su di lui così come hanno diritti gli antenati e i discendenti. Solo allora capisce che non corre per vincere un premio, anche se tutta la famiglia e il quartiere lo stanno seguendo in TV e sarebbero orgogliosi di lui”.