Conflitti climatici in Nigeria

Conflitti climatici in Nigeria

Da diversi anni il nord della Nigeria è percorso  da tensioni violente tra i mandriani Fulani e i contadini di etnia Berom. I primi di religione musulmana, i secondi cristiani e ogni qualvolta scoppia la violenza tra i due gruppi vengono incendiati simboli religiosi avvalorando in questa modo la tesi che il conflitto sia motivato dal confronto tra due religioni.

Le cose sono in realtà molto diverse e complicate. Nel corso di questi anni, secondo Amnesty International, gli scontri hanno prodotto circa 4000 vittime e puntualmente ogni anno, la tensione si riacutizza senza che nessuno intervenga per porre fine o quantomeno un argine, nel conflitto  tra le popolazioni nomadi e gli agricoltori che si vedono minacciati dai mandriani.

Il problema è soprattutto quello di non voler considerare la prospettiva ambientale che sta condizionano la vita di queste popolazioni africane. La Nigeria si estende per oltre 1.000 km da un sud lussureggiante e tropicale ai margini del deserto del Sahara, nel nord. E, in Nigeria, il Sahara si sta spostando verso sud ad una velocità di 600 metri all’anno .

Allo stesso tempo, il lago Ciad nell’estremo nord-est del paese si è in gran parte prosciugato. I pastori Fulani che un tempo contavano sul lago si sono quindi spostati più a sud in cerca di pascoli e acqua per il loro bestiame. Più a sud ti sposti, più la popolazione diventa cristiana, quindi quando emergono conflitti per le risorse, questi vengono rappresentati come  religiosi.

Oggi questo conflitto tuttavia  ha assunto una dimensione completamente diversa in quanto il problema, una volta limitato nel nord della Nigeria, ha investito anche il sud del Paese. Questo perché la devastazione ambientale ha reso necessaria una diffusa migrazione di Fulani da tutta l’Africa occidentale al sud della Nigeria, che non è stata in grado di impedire ai nomadi di altri paesi di entrare lungo i suoi lunghi confini. L’afflusso di nuove persone ha interrotto le dinamiche e le relazioni esistenti tra le comunità locali prevalentemente agricole e i pastori nomadi.

Purtroppo il dominio della narrativa della “guerra etnica” rende più difficile lo sviluppo di soluzioni olistiche e sostenibili e, in un paese che è un mix di culture e religioni, mette a rischio l’unità nazionale e la costruzione della pace.

Sarebbe dunque necessario spostare lo sguardo dalla guerra etnica alla crisi ambientale che ha ridotto il lago Ciad il cui livello delle acque si è abbassato, perdendo il 90% della sua superficie quale conseguenza dei cambiamenti climatici, crescita demografica e progressiva desertificazione.

Libera traduzione di timeforafrica dell’autore Olalekan Adekola