Sound of Africa

Sound of Africa

Coj & Second Time  – Sound of Africa

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Claudio Cojaniz (piano), Alessandro Turchet (double bass, oud),
Luca Colussi (drums), Luca Grizzo (percussion, vocals).

1) Nkosi Sikelel’ iAfrica (Enoch Sontonga) / Capetown (C.Cojaniz); 2) Ugarit;
3) Dadaab; 4) Lion’s trip; 5) Niger; 6) El Aaiùn / Uad Guenifa (Luca Grizzo);
7) Marikana; 8) Blue dance.

Prendete l’ormai classico «Blue Africa», realizzato in duo con il contrabbasso di Franco Feruglio, fra le incisioni più riuscite dell’ultimo Cojaniz, aggiungenteci l’A.P.Trio (con Alessandro Turchet e Luca Colussi, una delle più affiatate coppie ritmiche in circolazione), arricchito dalle percussioni di Luca Grizzo, ed eccovi servito Coj & Second Time, quartetto duttile, giocoso, creativo ed allo stesso tempo rispettoso della tradizione, intriso di blues ed Africa quindi, già utilizzato per l’esecuzione della suite «Si Song» a Roccella Jonica nel 2016, lì con l’aggiunta di quattro ottoni e del violino di Alexander Balanescu. Questo nuovo progetto nasce con la collaborazione dell’associazione non–profit Time for Africa, ed il ricavato andrà a finanziare un progetto educativo per le famiglie dei minatori di Marikana. Un modo anche per ricordare la strage di minatori sudafricani in sciopero operata nel 2012 dalle forze di polizia. Marikana è anche il titolo anche del penultimo brano del disco, dal sapore fortemente evocativo. Un album che inizia fra l’altro con l’esecuzione per piano solo dell’inno nazionale sudafricano, anche se già dopo un minuto entrano in azione gli altri tre musicisti ed il brano, sorta di medley, diventa così una composizione originale di Cojaniz, Capetown, contrariamente a quanto indicato nelle note di copertina. Molto spazio viene lasciato in questa nuova formazione a Luca Grizzo, che firma una dolce e sognante medley dai sapori mediorientali, dov’è anche impegnato come vocalist, accompagnato dall’ispirato oud di Turchet. Oltre a presentare cinque nuove composizioni, tutte sempre estremamente liriche e cantabili, fra cui ci piace ricordare la suggestiva Dadaab e la danzante Niger, il pianista friulano rilegge in questa seduta di registrazione Lion’s trip (da «Blue Africa») e la più recente Blue dance, il cui tema prima melanconico poi giocoso, viene brillantemente esposto dal contrabbasso con l’archetto. Il brano, che fa parte della suite presentata l’anno prima a Roccella Jonica, è anche il più lungo del disco, di cui costituisce la riuscita ed ideale chiusura.