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Domani sorgerà il sole

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Domani sorgerà il sole – di Ishmael Beah
Neri Pozzi, pag 272, 16,50 euro

Con la pace, la vita torna nei luoghi dai quali la guerra e la distruzione l’avevano scacciata e germogliano le emozioni. La tristezza e il pianto accompagnano Mama Kadie mentre si avventura lungo il sentiero che conduce a Imperi, la città in cui riposano le ossa di quelli che vi hanno incontrato la morte. La dolcezza del ricordo la accoglie e la guida nella corsa verso i resti bruciati della sua casa. La paura l’assale quando scorge un uomo di spalle, Pa Moiwa, intento a raccogliere le ossa sbiancate da sette lunghi anni di assenza. Ed è ancora la paura che impedisce a Pa Moiwa di alzare lo sguardo e scoprire che cicatrici di odio e rabbia deturpano il volto della sua amica. La paura si scioglie in sollievo, nell’amore dell’abbraccio fraterno che riunisce i due vecchi amici.

La vita ricomincia dalle emozioni; scaturisce dai sentimenti e dal bisogno di ricomporre le parti smembrate della comunità; di ascoltare la voce degli spiriti, del fiume; di dare consolazione alla terra, al cielo nel suo incessante rovesciarsi per scomparire nella notte; dalle storie che Mama Kadie racconta alla comunità che cresce o alla piccola Oumu.

Gli anziani di Imperi accolgono coloro che ritornano dai campi profughi e dalle peregrinazioni per ricostruire la città e guarire dalle ferite più profonde e restituiscono loro la gioia di essere riconosciuti, il sentimento di appartenenza da cui nessuno può prescindere, essenziale e fondante per ciascuno, collante insostituibile alla base di ogni legame.

Con la pace, però, in breve tornano l’ingordigia e i piccoli intrighi, gli inganni e i furbi raggiri dei piccoli uomini, come il Preside Fofanah; l’avidità e la spietata indifferenza della Compagnia Mineraria e del Capo dei capi. E una guerra subdola e non dichiarata sconvolge la pace appena riconquistata. Nuove strade turbano il cammino degli antichi sentieri; potenti ruspe scavano laghi alla ricerca dell’escremento colorato e lucente della terra – il rutilio – che inquina il fiume, la terra e i raccolti. I potenti camion investono chiunque ostacoli la loro corsa verso il mare, carichi del prezioso minerale; le draghe diventano tombe anonime per gli amici più cari, sprofondate nei profondi laghi-cimitero che sostituiscono quelli costruiti dagli antenati; Imperi scompare inghiottita dall’ostentata pervicacia del Capo dei capi.

Non resta che fuggire ancora, lasciare la nuova Imperi, sorta su una terra sterile, priva di acqua, senza alberi e abbandonata dagli uccelli, alla volta della capitale. Bockarie e Kula con i loro figli partono nel silenzio dell’alba, con le grosse valigie un po’ vuote, perché arrivare con grosse valige un po’ vuote era un gesto di speranza verso il futuro.

Annamaria Ceccarello

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